Sono Vincenzo Di Pinto, redattore de “Il Calcio Nordico” e oggi voglio proporvi la mia intervista a Lucas Hansen, neo capo-osservatore e aiuto-coordinatore del settore giovanile del FC Roskilde, squadra di 2. Division in Danimarca. Lucas, nonostante la giovane età (25 anni), vanta già diverse esperienze lavorative, su tutte la più recente all’HB Køge. Il suo approdo al FC Roskilde è stato favorito da una nuova collaborazione stipulata tra la squadra dell’antica capitale danese e il FC København, con focus particolare sulle categorie più “adulte” del settore giovanile: è proprio di questo che si occuperà Lucas, con la speranza che un giorno, si possa dire che qualche talento della nazionale danese ma non solo, sia stato “scoperto da lui”. Lo ringrazio per la disponibilità e per la stima. Reputo il suo percorso davvero interessante. Sapere che un mio coetaneo sia già ben avviato in una realtà del genere non può che essere uno stimolo per fare sempre meglio.
ICN: Qual è la tua filosofia relativamente allo sviluppo dei giovani calciatori? Quali sono i tuoi princìpi non negoziabili nel valutare la crescita di un futuro campione?
LH: Ci basiamo su un modello FAST: Fysik, Attitude, Speed, Teknik. Questi sono i principali criteri di giudizio in campo. Non si può riuscire ad arrivare ad un buon livello se queste quattro aree non sono sviluppate abbastanza.
ICN: In Danimarca, quali sono le principali criticità nel passaggio dal settore giovanile alla prima squadra?
LH: Ciò che ti dico penso che valga per ogni Paese del mondo. Fallire è umano, così come avere successo e quindi non sono convinto che ci siano differenze specifiche tra i vari Paesi. La vera chiave di tutto è la disciplina: puoi essere Messi a 17 anni, ma non sarai minimamente al suo livello a 22 se hai smesso di allenarti con disciplina. Serve semplicemente continuità. In questo contesto, un ostacolo è la “forza mentale”, perché chiaramente è più facile mollare di andare avanti. Si deve però imparare dagli allenamenti e mai arrendersi. Abbiate disciplina. Detto questo, in Danimarca e in altri Paesi nordici abbiamo notato un trend tra i bambini e i ragazzi: non vivono il calcio per le stesse ragioni per cui lo vivono in altri contesti più poveri. Siamo famiglie molto “coccolate” e spesso non riusciamo ad emergere perché, in fondo, non è la fine del mondo se non ci riusciamo. Abbiamo la possibilità di studiare anche a 50 anni, possiamo ricevere aiuti economici dai genitori, e così via. È per questo che il “talento per abitante” sta diminuendo rispetto ad altri Paesi più poveri, mentre i Paesi più poveri ne producono sempre di più, come succede ad esempio in Brasile, Argentina e Ghana.
ICN: Quanto peso dai all’intelligenza nel gioco in confronto ad una precoce performance fisica? Come cercate di evitare il “bias del prematuro”?
LH: Dipende dalla fascia d’età. L’intelligenza dovrebbe essere sempre la priorità numero uno, a meno che non si parli di U19 o prima squadra: lì il giocatore deve avere già pronto anche il “pacchetto” fisico. Essere un maturo precoce non è un vantaggio, ma un rischio. Può rendere di più tra U13 e U17, ma quanto è davvero importante quando anche tutti gli altri si sono completamente sviluppati?
ICN: Quali sono i criteri che ti fanno pensare “questo giocatore può diventare un professionista” e quali sono le “red flags” oppure dei “falsi positivi” abbastanza comuni?
LH: Il ragazzo ha potenziale per diventare un professionista se le aree del FAST-model risultano adeguatamente sviluppate. Per quanto riguarda le red flags, queste possono essere tante: la maturazione fisica precoce, un genitore invadente, la mancanza di disciplina, qualcosa di cattivo che si trova sui social. Inoltre, si basano anche sui valori che ogni club possiede: ad esempio, alcuni club non si preoccupano se i calciatori americani mangiano kebab ogni giorno, altri li caccerebbero immediatamente.
ICN: Dal punto di vista dello scouting: come vi muovete sul territorio? Quali canali (club locali, scuole, tornei, sinergie) funzionano al meglio ad oggi in Danimarca?
LH: Dipende dal range di età del gruppo. Per esempio, gli U10-U12 provengono per la maggior parte dal FC København; per gli U13-U15 abbiamo dei “focus-club” da cui prelevarli, mentre per gli U17-U19 prendiamo dei giocatori che già hanno dimostrato di essere pronti per il nostro livello.
ICN: Su cosa si basano le richieste di scouting nel settore giovanile?
LH: Su un buon mix tra due elementi principali: l’allineamento delle caratteristiche a quelle richieste in prima squadra e un approccio per profilo e caratteristiche indipendente dal sistema di gioco scelto.
ICN: Qual è il tuo processo di valutazione? Cosa guardi come aspetto principale?
LH: Dipende dall’età del ragazzo: l’importante è che rispettino, almeno potenzialmente, i criteri del FAST-model.
ICN: Come integri video e dati nel processo di scouting? Cosa può essere importante e cosa no?
LH: Utilizzo principalmente Wyscout. Per quanto riguarda il secondo punto, dipende da cosa stai cercando: potenzialmente tutto può essere utile o può non esserlo.
ICN: Qual è il tuo approccio con i giocatori che possono giocare sia in prima squadra sia nelle categorie giovanili? Preferisci un giocatore che sta completando il suo sviluppo ma è già pronto per la prima squadra, oppure uno che non è ancora pronto ma ha un grande potenziale?
LH: Dipende molto: non c’è una risposta univoca a questa domanda. Ogni caso è un caso a sé e come tale va trattato.
ICN: Per concludere, hai appena firmato per il FC Roskilde: quali sono le tue prime impressioni sull’ambiente e sulle strutture? Cosa pensi di portare con te nello sviluppo dei giovani del club:
LH: Mi piace, spero non soltanto di portare qualcosa con me ma anche di imparare tanto.
Versione Originale
ICN: What is your development philosophy: which non-negotiable principles guide a young player’s growth (technical, tactical, physical, mental)?
LH: We have a FAST-model. Fysik, Attitude, Speed, Teknik. Those are key points for development on the pitch. You don’t succeed on higher level if you don’t have all 4 built up to some level.
ICN: In Denmark, what are the main critical points in the transition from academy football to the first team?
LH: I think it goes to every country in the world. It’s very human to fail and succeed and therefore I am not convinced there are any specific in any countries. All over the world, it’s about disciplin. You can be Messi at 17 years old, but wont be near him at 22 if you stopped your disciplinary training. You need consistency, mental sickness is almost every time a no go, because you have easier of giving up. You need to learn from training and you need to never give up. Be disciplined. However, in Denmark and other nordic countries, we see a tendancy on young kids, that they don’t football for all the same reasons as they may be doing in other poorer continents. We are huge curling families and many times we don’t succeed because it’s not the end of the world. We can have an education when we’re 50, we can get finicial help from parents, all those stuff. That is why talent per. citizen is declining to other poorer countries, whereas poorer countries produce more and more talent per citizen, fx. Brazil, Argentina and Ghana.

